Author: Gargano, Giorgia
Year: 2009 XXXVIII
Pages: 83
Title: L'"ardimentoso progetto" di Vito Capialbi, numismatico e antiquario
Content:

In un contributo di storia della numismatica Giorgia Gargano ci propone invece l’ardimentoso progetto di collezionismo numismatico del conte calabrese Vito Capialbi, la cui importante collezione è oggi proprietà dello stato italiano, parzialmente esposta al Museo di Vibo Valentia ma quasi del tutto inedita. Il conte, attivo a Vibo durante la prima metà dell’800 e di famiglia da secoli dedita alla raccolta di antichità, condusse una vita segnata da grande curiosità intellettuale con diramazioni e contatti europei con i maggiori studiosi di numismatica dell’epoca con i quali propose scambi scientifici ma anche concreti, al fine di colmare le lacune della sua collezione. Iniziata sulla scia delle Wunderkammer germaniche, la collezione Capialbi si trasformò presto in un reale impegno di studio storico-numismatico sia per le monete romane che per quelle greche, in particolare dalla Sicilia e Magna Grecia, collezionate soprattutto in base ad esemplari ritrovati nel terreno e soprattutto in bronzo. Lo studio della Gargano delinea con precisione la storia del divenire della collezione e le emozioni particolari del collezionista, soprattutto grazie al suo ricco epistolario che testimonia sia l’interesse archeologico del numismatico che il suo rapporto con le autorità e la legislazione dell’allora Regno delle due Sicilie. Capialbi, che a partire dal 1830 fu corrispondente della Reale Accademia Ercolanese di Archeologia, conduceva scavi in terreni di sua proprietà, riferiva regolarmente a colleghi italiani e stranieri e si adoperava a ricostruire i dati contestuali delle sue monete. Archeologo ante litteram, il Capialbi fu molto di più di un semplice collezionista e, intuendo il significato storico delle monete, se ne servì per documentare per la prima volta centri greci quali Medma e Crotone e le varie alleanze delle città magnogreche. Meno gloriosa è invece la storia della collezione dopo la sua morte, avvenuta nel 1853: senza eredi appassionati, ci volle un tortuoso iter diplomatico da parte delle autorità (tra cui eminenti studiosi quali Ettore Gabrici e Paolo Orsi) per convogliare infine il medagliere nelle collezioni di Reggio Calabria e Vibo Valentia.

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